Chiari, 1816: l'anno senza estate

  • Fabrizio Costantini

Abstract

Anni di eccezionali calamità in molte parti d’Europa furono il 1816 e buona parte del 1817. Piogge continue, prolungate nevicate anche nei mesi estivi, prati e campi travolti dalle piene dei fiumi o trasformati in pantani ove ortaggi e grani andavano marcendo, fienili vuoti e bestiame svenduto, arenata ogni altra attività economica, acquisti impossibili per carenza di moneta e prezzi saliti alle stelle...

L’eruzione del vulcano Tambora in Indonesia, avvenuta nell’aprile del 1815, devastò le zone circostanti e gettò in atmosfera tonnellate di detriti che ridussero la radiazione solare sulla superficie terrestre determinando un crollo delle temperature, la perdita di raccolti, la diffusione di fame e carestie in particolare nell’anno 1816, chiamato dai climatologi l’“anno senza estate”, ma anche negli anni a seguire.

L’indagine storica condotta sulle fonti locali da Fabrizio Costantini evidenzia diversi collegamenti tra il disastroso evento naturale ed alcune tematiche tra le quali l’influenza dell’ambiente nelle dinamiche storiche ed economiche.

Il Museo Toggenburg di Lichtensteig (CH) conserva un’opera che raffigura la carestia del 1816 nella Svizzera orientale: uomini e bestie si nutrono dell’erba dei pascoli.

I colori brillanti di alcuni tramonti, protagonisti di celebri opere pittoriche, aiutano oggi gli scienziati a decifrare i mutamenti atmosferici avvenuti negli ultimi secoli. Il canale di Chichester (circa 1828) di J. M. W. Turner – Tate Collection di Londra.

Pubblicato
2018-12-02