I cospiratori Guelfi. Ricordi di una battaglia antifascista iniziata nel 1919 e non più interrotta.

  • Mino Facchetti

Abstract

Le «memorie di cospirazione antifascista» di Pietro Cenini sono tratte da BRESCIA ieri. Note documenti testimonianze di storia bresciana contemporanea, 3, giugno 1974, e trascritte a cura di Mino Facchetti. 

Pietro Cenini nacque a Castelcovati il 21 ottobre 1903. Giovanissimo, militò nel Partito Popolare e fu organizzatore sindacale della Federazione Sindacale Cristiana. Formatosi al pensiero di Maritain, Mounier e Gide, già negli anni Venti era figura di spicco nel mondo cattolico bresciano e, ancora studente, si schierò nel Movimento di Azione Guelfa, accanto a Stefano Bazoli. La lotta partigiana tra le formazioni delle Fiamme Verdi lo trovò in prima linea con il nome di “Maestro”, autorevole punto di riferimento della Resistenza clarense e dell’Ovest bresciano. Uomo di grande lucidità e prudenza, seppe misurarsi anche con atti di intelligente ardimento, come quando nei primi mesi del 1945 fece nascondere nei loculi della chiesa dei Morti una catasta di mitra, fucili e pistole che sarebbero serviti il 26 aprile per contrastare la colonna dei nazi-fascisti che transitava verso Milano seminando morte e violenza. Il suo equilibrio e il suo carisma gli valsero, nel 1946, l’elezione a Sindaco di Chiari, carica istituzionale che manterrà fino al 1970. Nel 1953 venne eletto con 59.000 voti al Parlamento. Rieletto nel 1958 e nel 1963 al Senato, fu costantemente membro della Commissione Finanze e Tesoro e ricoprì importanti incarichi all’interno del Partito della Democrazia Cristiana. Fu legato da forte amicizia a Don Primo Mazzolari, con cui collaborò anche sulle pagine di Adesso. Nell’immediato dopo guerra, per iniziativa di Pietro Cenini, il prete che Giovanni XXIII definì “Tromba dello Spirito Santo”, venne a Chiari per tenere una conferenza. Il Teatro Sant’Orsola fu incapace di contenere le migliaia di persone accorse, che si accalcarono quindi nelle vie adiacenti e in piazza Zanardelli, ascoltando la sua parola attraverso gli altoparlanti.

Pietro Cenini si guadagnò per i tratti di lucida intelligenza, di bresciana sobrietà e di grande rettitudine la stima di grandi personaggi della politica italiana da De Gasperi a Moro, da Fanfani a Pertini. Ritiratosi dalla vita parlamentare nel 1968 e dalla carica di Sindaco nel 1970, tornò alla sua attività di ragioniere libero professionista, rimanendo il termine di paragone fondamentale per la vita politica e amministrativa clarense.

Morì il 5 agosto 1990

Pubblicato
2018-12-02